A L T O  A D I G E

La viticoltura in Alto Adige veniva praticata almeno dal VI secolo a.C., come dimostrano i ritrovamenti di vinaccioli nella zona di Bressanone. I Reti, come anche i popoli celtici, utilizzavano le botti di legno invece che le anfore. Quando nel 15 a.C. l’alta valle dell’Adige venne conquistara dall’impero romano le due culture enologiche si fusero, incrementando la produzione. Dall’anno 700 alcune case nobiliari tedesche acquisirono vigneti in valle, affiancandosi alla già fiorente attività di una quarantina di monasteri; nel XVI secolo il Tirolo divenne parte dell’impero asburgico e il vino altoatesino si diffuse in Europa centrale. Dalla fine del XX secolo la viticoltura è una base fondamentale dell’economia locale, in sinergia con il turismo e la frutticoltura.

Grazie alle caratteristiche pedoclimatiche molto varie, la produzione vinicola dell’Alto Adige si basa su un’ampia base ampelografica: alle varietà tradizionali come Lagrein, Schiave e Moscato giallo, nell’Ottocento si iniziò a piantare vitigni bordolesi, borgognoni e renani. Infine, prima della seconda guerra mondiale, furono introdotti il Müller Thurgau e il Kerner. Le due forme di allevamento sono la tradizionale pergola e la spalliera. Le ridotte dimensioni delle vigne hanno spinto i produttori a puntare alla qualità, ottenuta anche aumentando il tempo dedicato, creando una fitta rete di irrigazione e inerbendo il terreno tra i filari. Per antica tradizione i vini sono quasi tutti monovarietali.