L O M B A R D I A

La coltivazione della vite in area lombarda risalirebbe al neolitico: numerosi sono infatti i ritrovamenti di vinaccioli negli scavi presso i siti palafitticoli alpini nei pressi del Garda bresciano. Sempre al periodo neolitico risalgono simili ritrovamenti in scavi archeologici condotti nel mantovano. Al VII secolo a.C. risalgono i primi ritrovamenti di otri da vino nell’area del varesotto sulle sponde del lago Maggiore: seppur appurata la coltivazione dell’uva nella zona in quel periodo, gli intesi scambi con la civiltà etrusca non consentono di capire se il vino fosse prodotto localmente o semplicemente importato. Le prime notizie storiche circa la produzione di vino arrivano da fonti di epoca romana: nel I secolo a.C. Virgilio descrive nella sue Bucoliche la coltivazione della vitis labrusca per la produzione di vino, mentre Strabone descrive i pregiati vini prodotti nell’Oltrepò Pavese e i “vini retici” del lago di Como mentre Plinio il Vecchio testimonia la coltivazione della vite sulle colline bergamasche a partire dal I secolo. Nel III secolo fu invece l’area del milanese a vedere una grande diffusione di vigneti, complice l’elezione di Milano a capitale dell’Impero romano, mentre per la prima traccia della produzione di vino in Valtellina, per la precisione attorno a Morbegno, bisogna aspettare al IX secolo, secondo quanto scritto in un documento dell’epoca; bisognerà tuttavia aspettare un secolo perché la produzione vinicola acquisti un ruolo rilevante nell’agricoltura locale.

Da qui in avanti le testimonianze circa la produzione vinicola lombarda sono sempre più comuni: un documento redatto dall’imperatore Corrado I nel 918 testimonia i vigneti nella zona di San Colombano al Lambro, dei documenti di acquisto risalenti al XI secolo trattano di terre dedite alla coltivazione della vite in provincia di Bergamo, mentre testimonianze storiche parlano del saccheggio, tra le altre cose, dei vigneti di Scanzo nel 1398 da parte di milizie guelfe, tuttavia si assistette a partire dal XV secolo, così come in molte altre zone della pianura lombarda occidentale, come la Brianza e l’Alto Milanese ad iniziare dal XIX secolo, ad un progressivo abbandono, seppur non totale, dei vigneti a favore della più redditizia coltivazione dei gelsi per la produzione di bachi da seta. Al contrario la Valtellina vide aumentare notevolmente la sua produzione che impattò in maniera notevole sull’economia locale tanto da attirare manodopera da gran parte delle montagne lombarde: nel periodo di massima splendore i vini valtellinesi veniva esportati in gran parte dell’Europa centrale e i territori coltivati a vite raggiungevano secondo alcune stime un’estensione di 10000 ettari, più di sei volte dei circa 1500 attuali